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Le parole del sé nel sociale - CISS

Il contesto nel quale verrà presentato il laboratorio è individuabile con i servizi sociali; l’ambito e il target sono le organizzazioni e tutte quelle professionalità che operano nei servizi sociali e che si occupano della cura dell'altro.

Per capire meglio che cosa si intenda per servizi sociali, facciamo riferimento alla normativa n.328 dell' 8 novembre 2000, intitolata Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali. L'articolo 2 di questo ordinamento indica appunto le categorie essenziali di intervento e servizi che devono essere assicurati in ogni ambito locale. Si tratta in particolare di:

  • misure di contrasto alla povertà e di sostegno al reddito e servizi di accompagnamento, con particolare riferimento alle persone senza fissa dimora;

  • misure economiche per favorire la vita autonoma e la permanenza a domicilio di persone totalmente dipendenti o incapaci di compiere gli atti propri della vita quotidiana;

  • interventi di sostegno per i minori in situazioni di disagio tramite il supporto al nucleo familiare di origine e l'inserimento presso famiglie, persone e strutture comunitarie d'accoglienza di tipo familiare e per la promozione dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza;

  • misure per il sostegno delle responsabilità familiari, per favorire l'armonizzazione del tempo di lavoro e di cura familiare;

  • misura in sostegno alle donne in difficoltà;

  • interventi per la piena integrazione delle persone disabili, in particolare attraverso la realizzazione dei centri socio-riabilitativi e delle comunità-alloggio, dei servizi di comunità e di accoglienza per quelli privi di sostegno familiare, nonché erogazione delle prestazioni di sostituzione temporanea delle famiglie;

  • interventi per le persone anziane e disabili per favorire la permanenza a domicilio, per l'inserimento presso famiglie, persone e strutture comunitarie di accoglienza di tipo familiare, nonché per l'accoglienza e la socializzazione presso strutture residenziali e semi-residenziali per coloro che, in ragione della elevata fragilità personale o di limitazione dell'autonomia, non siano assistiti a domicilio;

  • prestazioni integrate di tipo socio-educativo per contrastare dipendenze da droghe, alcol e farmaci, favorendo interventi di natura preventiva, di recupero e reinserimento sociale;

  • informazione e consulenza alle persone e alle famiglie per favorire la fruizione dei servizi e per promuovere iniziative di auto-aiuto.

Così descritto i destinatari posso essere identificati con le organizzazioni e gli operatori. Dall’analisi delle categorie di cui sopra risulta quindi esistere un ventaglio di professionalità abbastanza ampio: educatore professionale, OSS, tecnico della riabilitazione psichiatrica, psicologo, psicoterapeuta, infermiere, psichiatra, assistente sociale, animatori, assistenti domiciliari, accompagnatori anziani, mediatore familiare e/o culturale, formatori interni alle organizzazioni, sociologo, operatore tecnico dell'inserimento lavorativo, direttori di struttura, direttori sanitari.

Analisi dei bisogni:

Il contesto individuato, ossia i servizi sociali, impone un’analisi generale dei bisogni e delle problematiche che si possono riscontrare negli ambiti pubblici e privati di intervento.

A prescindere quindi dalle singole realtà, è evidente che esiste un comune denominatore che unisce chi lavora in generale nel sociale: il lavoro di accompagnamento e di assistenza che ogni professionalità svolge nello specifico del proprio ruolo.

Qualsiasi siano i compiti assegnati la relazione diventa il fulcro centrale del lavoro non solo con gli utenti ma anche con i colleghi con cui si definiscono le strategie di azioni e i progetti educativi individuali; e seppur essa rappresenti il punto di forza delle azioni alcune volte non viene adeguatamente valutata e monitorata. Accade quindi, che ad eccezione di qualche realtà di eccellenza, non si preveda per gli operatori regolari percorsi di “cura di sé”. Viene chiesto loro di essere assertivi dove serve, empatici a prescindere dalla propria dimensione di vissuto.

Succede quindi che fenomeni di burnout (ossia l’esito patologico di un processo stressogeno) si manifestino senza che vi sia una reale azione di prevenzione, portando il soggetto a vivere condizioni emozionali, lavorative e relazionali difficili e in alcuni casi deleteri per il proprio equilibrio professionale e personale.

Senza voler sostituire i percorsi di supervisione e terapia che dovrebbero essere previsti per chi svolge professioni di aiuto, il laboratorio autobiografico diventa uno strumento ulteriore di supporto alla persona e al gruppo. Diventa un luogo neutro dove è possibile, rielaborare il proprio vissuto, liberarsi di costrizione, ritrovare il senso del proprio percorso di vita personale e lavorativo; attraverso la scrittura e la condivisione (se desiderata) è possibile dare un ordine e un valore alle cose che sono accadute e che accadono; ridimensionare le emotività riconoscendole e riconoscendoci in esse.

Target di riferimento:

12 – 15 operatori sociali di diversi livelli di professionalità che si occupano, in contesti di servizi sociali pubblici e di terzo settore privato, della cura della persona in situazione di fragilità, e dove la relazione educativa diventa “strumento prioritario” di intervento.

L’eterogeneità del gruppo permette di porre particolare attenzione a tre dimensioni specifiche:

la dimensione del sé

la dimensione dell’altro diverso da sé (inteso nella dimensione di ruoli, di compiti, di gerarchie)

la dimensione della relazione empatica io-paziente.

L’eterogeneità del gruppo rappresenta quindi una risorsa, ma anche un vincolo se come premessa e come condizione al gruppo, non si esplicita che nel contesto del laboratorio sarà necessario “annullare” eventuali gerarchie lavorative, mentre si darà particolare risalto alle differenze di compiti e mansioni.

Obiettivi:

l’Obiettivo generale del laboratorio è quello di permettere al partecipante di facilitare la visualizzazione della propria dimensione e la lettura di sé nel contesto lavorativo.

La metodologia autobiografica rappresenta il “manuale d’uso” che consente di utilizzare lo strumento “scrittura” come mezzo di conoscenza del sé.

Gli obiettivi specifici del laboratorio sono:

  • facilitare la lettura del ricordo e degli eventi

  • sensibilizzare il partecipante ad una dimensione del sé

  • facilitare la lettura del contesto di appartenenza da un punto di vista relazionale ed emozionale

  • facilitare l’elaborazione e la lettura critica del vissuto, “costringendo” il partecipante ad una personale e naturale ridefinizione del perimetro in cui rilegare interpretazioni, preconcetti, pregiudizi.

  • far comprendere l'importanza della scrittura come dimensione utile nell'ordinare, organizzare ed elaborare l'esperienza.

Metodologia

Sarà suddiviso in 6 incontri da 3 ore ciascuno.

1° e 2° incontro sarà centrato sul tema della “dimensione del sé”. Parola chiave IDENTITA'.

3° e 4° centrati sul tema della “dimensione dell’altro diverso da sé”. Parola chiave RELAZIONE.

5° e 6° incontro centrato sul tema della “dimensione della relazione empatica io-paziente”. Parola chiave RICONOSCIMENTO

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