MeMoMù n. 1

MeMoMù n. 1

È l’acronimo di MEmoria MOmenti MUtazioni. MEmoria come recupero della propria storia, per fare un po’ d’ordine orientato ad indagare, come meglio si può, dentro di sé e capire il presente, per ritrovare emozioni perdute e o comprendere il divenire. Infine ma non solo, perché le possibilità sono infinite se dobbiamo ringraziare o dimenticare qualcosa o qualcuno. MOmenti perché li viviamo e compongono quella che noi chiamiamo vita. I ricordi di un avvenimento, di una emozione, le nostre esperienze che costituiscono il legame con noi stessi. MUtazioni perché nessuno è uguale a se stesso, cambiano tutti i giorni. Quello che leggiamo, quello che facciamo, le persone che incontriamo ci insegnano sempre qualcosa e quel qualcosa entra nella nostra esperienza trasformando il nostro rapporto con il mondo e con noi stessi.

Memomù, oltre a essere questa pubblicazione è anche una rassegna pubblica organizzata da Autobiografica nelle due edizioni del 2016 e 2017, nelle quali sono stati affrontati temi come la scrittura autobiografica e la poesia Haiku. Il fil rouge della prossima edizione è deciso, ma ce lo teniamo ancora un po’ in segreto, abbiamo ancora bisogno di prendere confidenza e mettere in chiaro alcune parole che saranno le colonne di memomù 2021.

“Noi abbiamo una nascita che è determinata dall’atto di procreazione dei nostri genitori […]. Ma poi c’è una nuova nascita; che è quella recepita dall’esterno e che è precisamente la nascita che noi ci diamo da noi stessi raccontando la nostra storia, ridefinendola con la nostra scrittura che stabilisce il nostro stile secondo il quale noi ora esigiamo di essere compresi dagli altri.” Come non essere d’accordo con le parole di Gargani.

La parola autobiografia deriva del greco authòs bìos graphein, cioè scrivere della propria vita. E’ un gesto che si compie tutte le volte che mettiamo al centro dell’attenzione non solo gli avvenimenti che abbiamo vissuto, ma la storia della nostra personalità, l’evoluzione dei nostri pensieri e come abbiamo reagito alla nostra avventura esistenziale. E’ un viaggio attraverso le infinite stanze della nostra memoria, luogo d’incontro con se stessi e con tutte quelle manifestazioni dell’essere umano, piacevoli o meno, che abbiamo vissuto. L’autobiografia è ormai divenuta uno dei grandi temi della ricerca contemporanea. In letteratura, in sociologia, nella psicologia, ma anche nella storia e soprattutto nella pedagogia. Le ragioni di questo interessamento sono molteplici, ma una prevale su tutte: il ritorno al centro del soggetto nella cultura contemporanea. L’epoca del dopo-le-ideologie mostra in modo evidente la crisi del soggetto, con la necessità ormai non più rinviabile di trovare nuovi percorsi esistenziali, di porsi domande mai fatte sulla propria identità per assumersi in prima persona la cura di sé come rielaborazione di una più personale traiettoria di senso. Scrivere di se stessi permette, quindi, alla nostra interiorità di materializzarsi sul foglio, con l’aiuto delle parole e dona forma e sostanza ai ricordi e ai pensieri intrisi di vissuti ed emozioni. Ed è proprio grazie alla scrittura che i nostri ricordi più intimi si liberano, a volte si scoprono dimensioni differenti, ci si può addirittura meravigliare, perché la penna ti porta in luoghi della tua anima che non potresti visitare se non attraverso la pratica silenziosa e solitaria della scrittura autobiografica. Narrare se stessi, attraverso la scrittura, vuol dire anche assistere allo spettacolo della nostra vita, ci si “vede” come in un film il cui montaggio e la cui sceneggiatura non sono dati, con i fotogrammi in bianco e nero o a colori, sbiaditi o accesi, a seconda che i nostri ricordi siano subito rintracciabili o abbiano bisogno di tempo e di silenzio per venire a galla. Il bisogno di scrivere è anche un tentativo di padroneggiare meglio la situazione: perché non solo ci aiuta a capirla meglio ma perché ha una funzione catartica, liberatoria, perché scrivendo ci distanziamo dai problemi e li possiamo padroneggiare.