Scrivere di sé con un approccio sistemico significa riconoscere che la storia personale non esiste in isolamento. Ogni vissuto si intreccia con le narrazioni altrui, con i contesti attraversati nel tempo, con le relazioni che hanno contribuito a plasmare, con i ruoli assunti o subiti lungo il percorso.
Nel pensare la sistemica, si può aggiungere una visione plurale e integrata, utile a utilizzare – nel leggere l’esperienza della narrazione di sé – uno sguardo grandangolare. Prendere distanza, allontanarsi per quanto possibile dall’autonarrazione centrata, e tendere verso una prospettiva molteplice, capace di illuminare l’autobiografia da diverse angolature: non solo la voce di chi la racconta, ma anche quella di testimoni, compagne e compagni di viaggio, soggettività silenziate o dimenticate.
L’atto del narrare sé diventerebbe allora un gesto che abbraccia la complessità, accoglie le contraddizioni e permette di osservare come la vicenda individuale si muova dentro un sistema più ampio di legami, significati e trasformazioni.
Sul piano dell’esperienza personale con la scrittura autobiografica, emerge che raccontare sé significa sempre coinvolgere altre soggettività, altri luoghi e altri tempi. I ricordi, le esperienze, non sono mai isolati: si intrecciano agli altri percorsi, ai contesti attraversati, alle relazioni che hanno lasciato traccia, in modo positivo o doloroso.
Talvolta si scrive per esplorare i ruoli vissuti, le responsabilità, le scelte compiute o evitate. Narrare di sé significa anche questo: ricomporre frammenti, accogliere le contraddizioni, lasciare spazio alla complessità. La narrazione non vive mai da sola: è parte di un sistema più grande. Raccontarsi permette allora di ravvivare e riconoscere i fili che collegano a chiunque altro attraversi il proprio mondo