Ho davvero bisogno di una donna?

Ho davvero bisogno di una donna?

Ho veramente bisogno di una donna?

Ho la mia salute che gironzola, ho gioia, una direzione, un bel lavoro, abbondanza, una casa bellissima, una comunità incredibile e amicə. Un figlio adolescente spettacolo. Quindi di cosa ho bisogno?

Sono un uomo così diverso da quello di vent’anni fa, ma anche da quello di un anno fa e soprattutto da ieri.

Non sto dicendo che non esistano il desiderio, il piacere, lo scambio con una donna. Ma qualcosa è cambiato nella qualità. Non c’è più urgenza. L’energia che un tempo mi spingeva fuori, a cercare, a prendere, a completarmi, oggi la sento scorrere dentro. La osservo. La respiro. A volte è il cuore che si apre, a volte è una luce sottile che cerca bellezza, a volte è un dolore antico che chiede contatto. E invece di correre a soddisfarlo, ci resto. Ci parlo. Lo accolgo. E spesso, semplicemente, si scioglie. Come neve al sole.

Ci sono persone che in questi anni hanno saputo tenermi nel loro spazio, senza invadere, senza definire, senza stringere. Hanno portato e portano un dono raro: l’accoglienza e l’integrazione. Grazie. Continuerò ad esserci, se lo vorrete.

Qualcosa, però si è ribaltato improvvisamente. Una donna non è più una necessità riempitiva e scaturisce e plasma un’altra qualità dell’incontro. Lo sto vivendo in questi giorni: dopo dieci minuti dal ciao era già sul podio. Lì! Senza paura o dubbi ha portato avanti la sua vittoria, ed io dentro un vortice che mi faceva dire cose mai dette con quella semplicità.

Cosa mi sta insegnando tutto questo? Che non “ho più bisogno”, ma posso veramente incontrare. Non per riempire, ma per espandere. Non per prendere, ma per far circolare. Non per evitare il vuoto, ma per danzare nella pienezza. Ed è proprio così sai.

In tutta la mia vita ho conosciuto l’attaccamento, la dipendenza da cibo e l’illusione del “senza di te non sono”. Terrificante adesso che osservo tutto da fuori. E riconosco che in quella condizione dell’anima c’era energia vitale compressa, desiderio confuso con mancanza, eros che cercava casa senza sapere di esserla.

Oggi quell’energia non la reprimo. La lascio salire. La lascio vibrare nel corpo e la sento continuamente senza più una direzione obbligata e soprattutto non deve sfociare per forza in qualcosa. Può diventare presenza. Può diventare visione. Può diventare vita che si gusta da sola.

L’incontro con una donna in questo spazio, amplificherebbe il campo. Due interezze che si sfiorano. Due corpi che non si usano, ma si ascoltano. Due energie che non si consumano, ma si nutrono. Direi una postura dell’essere. Restare. Sentire. Non scappare. Non afferrare. Lasciare che l’energia tra me e l’altra cresca senza doverla subito definire, scaricare, chiudere. E allora sì, una donna può arrivare. Non come risposta. Non come bisogno. Ma come spazio sacro.

Dove il desiderio è fuoco consapevole. Dove l’incontro non è fusione, ma danza di libertà condivisa.

E se non arrivasse? Resta comunque questa vita piena, pulsante, erotica nel senso più ampio: viva, sensibile, attraversata.
Forse la vera domanda, alla fine, non è mai stata: “ho bisogno di una donna?”

Ma: sono disposto a incontrare senza bisogno, e a lasciare che l’amore sia un movimento, non una mancanza?