Prima di scrivere ascolta
C’è un momento, quello preciso in cui le dita si avvicinano alla tastiera o la penna sfiora il foglio, in cui quasi nessuno si ferma. Eppure è lì, esattamente lì, che tutto potrebbe cambiare.
Scrivere un messaggio sembra una cosa piccola, banale, quotidiana, e invece è un atto che porta dentro di sé un’energia enorme, spesso sottovalutata. È un gesto che manda qualcosa di te nel mondo, verso qualcun altrə. E come ogni gesto che attraversa il confine tra te e l’altro, merita di essere fatto con consapevolezza.
Come diceva Thich Nhat Hanh, “le parole possono distruggere o creare ponti, dipende dall’intenzione che le abita.” E l’intenzione non nasce dalla fretta. Nasce dal silenzio, da quel momento in cui smetti di voler dire qualcosa e inizi ad ascoltare cosa c’è davvero da dire. C’è una differenza enorme tra le due cose, e il corpo la conosce prima della mente.
Se ti siedi, respiri, e lasci che le parole emergano invece di spingerle fuori, noti che cambiano. Diventano più vere, più morbide o più decise, comunque più tue.
L’approccio tantrico insegna che ogni atto, anche il più ordinario, può diventare sacro se lo abiti con piena presenza. Scrivere un messaggio non fa eccezione. Non si tratta di essere lenti o di complicarsi la vita: si tratta di creare un contatto reale, prima con se stessi e poi con chi leggerà. Perché un messaggio non è solo informazione, è energia che viaggia. È un pezzo di come stai, di cosa provi, di chi sei in quel momento. E quella persona dall’altra parte lo sente, anche se non sa spiegare perché certi messaggi arrivano in modo diverso dagli altri. Io, invece sento benissimo la componente emotiva del messaggio, anche senza emoji, ed è per questo che quando leggo, non leggo solo parole, le sento a voce, come se quella persona fosse qui. La immagino proprio, come se fossi bendato, ma in un teatro. E ci sono messaggi che nella loro gentilezza, sono raccapriccianti
Le sento nel corpo, in quel piccolo senso di calore o di distanza che provo leggendo le tue parole. Ecco perché vale la pena fermarsi. Non ore, non rituali complicati, basta un respiro. Un momento in cui chiedi a te stessə: cosa voglio davvero comunicare? Come sta l’altrə? Le mie parole stanno portando quello che sento, o stanno portando solo quello che ho pensato in fretta? Questo è ascolto. Ascolto di sé, ascolto dell’altro, ascolto dello spazio invisibile che esiste tra voi. Ed è da quello spazio, quando lo onori, che nascono le parole che restano.Ed io voglio restare, non faccio finta.