Aspettative e mindful writing

Aspettative e mindful writing

Ci sono giorni in cui le aspettative si fanno sentire piano, quasi in silenzio, c’è quel piccolo sentore da qualche parte nel corpo, non come un pensiero forte. A volte, invece sono solo una tensione sottile, un piccolo nodo dentro, un modo con cui guardiamo gli altri, noi stessi, la vita. Quante volte mi è successo, anche adesso che sto scrivendo. Forse lo sto facendo apposta per vederle, mi aiuta.

Magari aspettiamo una risposta. Un gesto. Una conferma. Oppure aspettiamo di sentirci finalmente “a posto”, come se un giorno qualcosa dovesse sistemarsi da solo e farci respirare meglio. Una pia illusione. Quindi…

Se ti va, fermati un momento.
Appoggia i piedi a terra.
Porta l’attenzione al respiro.
Inspira piano dal naso, ed espira un po’ più lentamente.
Fallo tre volte, senza forzare niente.
Non devi ottenere nulla. Devi solo restare un po’ con te.

Nella mindful writing, questo è già un inizio. Non ti aspettare di capire subito, ne di correggere o aggiustare. Si tratta prima di tutto di ascoltare.

Perché spesso le aspettative, per me oggi è così, non parlano solo di ciò che vogliamo. Parlano anche di ciò che ci manca. Di ciò che temiamo, forse. Di quello che vorremmo ricevere per sentirci accolti, visti, al sicuro. E nel frattempo che siamo immersi in quel limbo, quella figura si allontana da sola. Ha già scelto, ma non riesce a dirtelo, perché ancora non lo sa.

Un piccolo esercizio

Prendi un foglio, oppure apri una pagina vuota.
Scrivi lentamente questa frase: In questo momento, mi aspetto…

Poi lascia andare la mano, scrivi quello che viene, senza pensarci troppo e soprattutto non cercare belle parole. Non cercare una risposta giusta. Cerca solo verità. Fidati della penna, attraverso lei sul foglio emergerà ciò che deve essere

Quando senti di aver scritto abbastanza, fermati. Chiudi gli occhi per un istante. Metti una mano sul petto e una sulla pancia. Fai un respiro un po’ più lungo in uscita e fai una cosa bellissima. Metti la voce a quelle parole e leggile ad alta voce.

Chiediti adesso, con dolcezza: questa aspettativa da dove viene? Che cosa sto cercando davvero? Sto chiedendo troppo a me stesso? Sto aspettando dagli altri qualcosa che forse mi fa paura darmi da solo?

Non serve rispondere bene. Basta restare vicino a ciò che senti. Inserisco una poesia scritta un paio d’anni fa proprio su questo tema:

 

Quando la mente stringe

A volte le aspettative stringono.
Stringono il petto, lo stomaco, la gola.
Ci fanno vivere un po’ troppo dentro quello che dovrebbe essere,
e un po’ troppo poco dentro quello che c’è davvero.
E allora il respiro si accorcia.
Il corpo si indurisce.
La mente corre avanti.

 

Se ti accorgi di questo, prova a fare una pausa gentile. Inspira contando fino a quattro. Espira contando fino a sei. Ripeti per un minuto, con calma.
Come se stessi dicendo al tuo corpo: “Va bene, puoi rallentare”.

Poi scrivi una sola frase: Oggi non devo tenere tutto sotto controllo. Scrivila sul serio che occupi un po’ di spazio sul foglio. Leggila e sentila. Lascia che ti raggiunga davvero.

Forse il punto non è eliminare ogni aspettativa. Forse il punto è riconoscerla, guardarla con onestà, e capire quando ci sta facendo bene e quando invece ci sta chiudendo il cuore.

Nella mindful writing, la pagina diventa un posto semplice e vero, dove puoi arrivare senza maschere. Dove puoi dire: “Sono stanco”, “Ho bisogno di tempo”, “Mi piacerebbe essere visto”, “Ho paura di non bastare”.

E tutte queste cose vanno bene. NON SONO SBAGLIATE. Possono stare lì e essere accolte.

Se vuoi andare un po’ più in profondità, prova a scrivere: Di cosa ho davvero bisogno, sotto questa aspettativa? Che cosa sto cercando di proteggere? Se mi trattassi con più tenerezza, cosa cambierebbe? Come starei se per un momento lasciassi andare il dover fare tutto bene?

Son partito a scrivere che ero abbastanza esausto, adesso molto meno, le mani mi tremano di meno e quindi sto andando verso la conclusione del testo e dopo farò altro, certo non quello che vorrei. C’è gente che vuole parole parlate, mentre io cerco il vuoto.

Lo spazio è tutto da modellare.
La scrittura può diventare una forma di compagnia.
Non una prova da superare.
Non un esercizio da fare perfettamente.
Ma un modo per restare vicino a sé, con presenza e con cura.

E forse è proprio questo che la mindful writing può offrirti: uno spazio in cui respirare, sentire, ascoltare, e tornare a casa un po’ più in pace.