Chi si ferma non si perde, si raccoglie
Chi si ferma non si perde, si raccoglie. Si radica. Tocca il centro immobile da cui tutto nasce.
Cara presenza oscura, il tuo tempo su questa Terra sta completando il suo ciclo. Come ogni stagione che declina, anche tu obbedisci alla legge del ritmo universale: ciò che si contrae, alla fine, cede. Non per sconfitta, ma per esaurimento del proprio mandato.
Quello che stiamo attraversando insieme è il fremito finale di una forma che non riesce ancora a lasciarsi andare. Ma la vita, questa forza antica, orgasmica, instancabile, non chiede il permesso per rinnovarsi.
L’onda si è alzata molto prima che qualcuno la nominasse. In ogni angolo del mondo, corpi e coscienze si stanno risveglando alla memoria di ciò che sono sempre stati: canali del sacro, custodi del Bello. Non lo rivendichiamo, lo ricordiamo. È già dentro di noi, pulsante, come il respiro che non dobbiamo imparare.
E intanto, qui, adesso, lo generiamo. Con le parole che vibrano prima ancora di essere pronunciate. Con le azioni che nascono dall’ascolto profondo del corpo e del mondo. Siamo invisibili a chi guarda solo la superficie, ma ogni cosa che tocchiamo con intenzione lascia un’impronta nel campo sottile. Il sentire collettivo si muove. Piano, inesorabilmente, verso casa.