Kinbaku

Lettera tra intrecci e nodi

Lettera tra intrecci e nodi

Tra intrecci e nodi, ti scrivo questa lettera, un dono che si srotola come una corda ben tesa, pronta a sostenere e avvolgere la nostra complicità. Il gesto che ti ho fatto è come quel filo che, delicatamente ma con fermezza, crea una trama unica e preziosa tra noi, un legame che non si scioglie ma si rafforza nel tempo, prendendo forma ogni volta in modo diverso, come se avesse memoria delle nostre mani.

un linguaggio silenzioso quello che abitiamo, fatto di pressioni leggere, di attese, di ascolto. Nulla è lasciato al caso, eppure tutto sembra nascere spontaneo, come se fosse il corpo stesso a ricordare la via. In questo spazio sospeso, ogni gesto diventa intenzione, ogni pausa diventa significato, ogni contatto una parola che non ha bisogno di voce.

In questo gioco di tensioni e rilassamenti, dove ogni nodo ha il suo significato e ogni curva una sua storia, ti vedo come l’artefice di un equilibrio vivo, mai statico: sei la struttura che sostiene e la leggerezza che danza, la forza che trattiene e la morbidezza che accarezza. Ti muovi in quel confine sottile dove il controllo non irrigidisce e l’abbandono non disperde, ma entrambi si cercano e si riconoscono.

Ti dono non solo un sostegno materiale, ma uno spazio da abitare, un invito a continuare a esplorare quel meraviglioso equilibrio tra presenza e sospensione, tra radicamento e volo. Un invito ad ascoltare ciò che emerge quando il corpo si affida e, allo stesso tempo, rimane vigile, presente a ogni minimo cambiamento, a ogni respiro che si espande o si raccoglie.

C’è qualcosa di profondamente creativo in tutto questo, come in una performance in cui il corpo diventa tela e il gesto traccia linee invisibili che solo chi partecipa può davvero vedere. Il dono allora si trasforma in strumento, in possibilità: qualcosa che non definisce, ma apre; che non limita, ma orienta.

E in quel lasciarti avvolgere, senza perderti, c’è una forma di bellezza rara. Non è resa, non è fuga: è una scelta consapevole, un atto di fiducia che si rinnova ogni volta. È stare dentro l’esperienza con una qualità di presenza che illumina anche le zone più sottili, quelle dove di solito non si guarda.

Ti auguro di continuare a esplorare questi spazi con curiosità e rispetto, di riconoscere i tuoi limiti come confini vivi e non come barriere, e di scoprire, ogni volta, nuove possibilità dentro ciò che sembra già conosciuto. Di sentirti libera anche quando qualcosa ti contiene, perché è proprio in quella relazione tra contenimento e respiro che si apre una libertà più profonda, meno rumorosa ma più radicata.

Sappi che questo gesto è un nodo in più nella nostra rete, un segno di fiducia e di ammirazione per la tua determinazione e per la bellezza che porti in ogni movimento, in ogni esitazione, in ogni scelta di restare o di lasciare andare. È un modo per dirti: ti vedo, e riconosco la qualità con cui attraversi tutto questo

Continuiamo a intrecciare insieme queste trame, a scoprire nuovi punti di tensione e di dolcezza, a sostare nei passaggi, a non avere fretta di sciogliere ciò che ancora ha qualcosa da raccontare. Continuiamo a costruire questo spazio condiviso, dove anche il silenzio è pieno e ogni gesto lascia una traccia.

E, ogni volta, ritrovarci un po’ diversi, un po’ più profondi, un po’ più veri.

Quando il corpo maschile si permette di respirare

Quando il corpo maschile si permette di respirare

C’è un momento, spesso silenzioso, in cui un uomo si accorge che quello che aveva chiamato per anni, forza — il controllo, la performance, la prestazione — in realtà gli ha tolto respiro. Gli ha insegnato a stringersi invece che a sentire. A trattenere invece che ad accogliere. Eppure, la sua vera forza non vive nel fare, né nel dimostrare. Vive nel corpo quando si rilassa. Nel respiro che si lascia andare. Nella presenza che si fa spazio dentro, anche quando qualcosa non risponde come “dovrebbe”.

Il corpo come specchio del sentire

La cultura ci ha insegnato che desiderio equivale a potenza, e potenza a durezza. Ma il corpo non conosce queste definizioni: lui parla il linguaggio della verità. Quando qualcosa si ammorbidisce, non è un segno di debolezza — è comunicazione. È la sua maniera di dirci: “Posso fermarmi? Posso sentire senza dover fare?” La mindfulness ci ricorda questo: che ogni esperienza, anche quella più vulnerabile, può essere contemplata senza giudizio. Restare accanto al corpo, con la stessa vicinanza con cui si ascolta un amico caro, apre uno spazio nuovo. Uno spazio dove l’uomo non deve più “funzionare”, ma può semplicemente stare. 

L’incontro oltre la prestazione

Quando un uomo smette di rincorrere l’idea di essere all’altezza, e una donna smette di misurare il proprio valore attraverso la risposta di lui, nasce qualcosa di autentico. Due sistemi nervosi che si guardano negli occhi e si chiedono: possiamo respirare insieme, così come siamo? In quell’incontro, la sessualità torna a essere un linguaggio di presenza.

Un tocco che non pretende.

Un silenzio che accoglie. Un piacere che non ha bisogno di un risultato per essere vero. La virilità come presenza. Essere uomo non significa essere sempre pronto. Significa essere presente. Nel corpo, nel respiro, nell’ascolto. Quando la virilità si libera dall’idea di potenza, ritrova la sua radice più semplice: la capacità di restare aperta, anche nella vulnerabilità. È lì che accade qualcosa di sacro — il ritorno alla verità del sentire.

Un corpo che respira diventa un tempio. Un cuore che resta diventa casa.

Mindful writing – Bologna

a Sasso Marconi • presso Ponte Natura

Giornata d'esperienza tra scrittura autobiografica e mindfulness

Mindful writing


Raccontare la tua storia, restando presente in te

Se senti che è il momento di cambiare sguardo sulla tua vita, Mindful writing è uno spazio dedicato a te, alla tua storia e al modo in cui la abiti ogni giorno.​

Non è “solo” scrittura e non è “solo” presenza corporea: è un percorso in cui narrazione di sé e consapevolezza mindfulness si intrecciano per permetterti di vedere la tua vita con occhi nuovi, trasformare ciò che ti pesa e dare un nuovo significato alle esperienze che ti sono state compagne di vita.​

Perché Mindful writing

L’autobiografia porta alla LUCE la storia, i nodi, le svolte, le relazioni, le frasi che ti sei ripetuto per anni.
La mindfulness porta PRESENZA, accoglienza, lucidità, così che ciò che emerge possa essere guardato senza esserne travolti.

Insieme ti permettono di:

  • Stare nella tua vita, non solo pensarla.

  • Dare voce a parti di te che finora sono rimaste in ombra.

  • Alleggerire narrazioni rigide, dolorose o limitanti e trasformarle in storie più libere e generative.

  • Riconnettere mente, emozioni e corpo in un’unica esperienza coerente

È un percorso per chi non si accontenta di “capire”, ma desidera sentire e trasformare.

Cosa potrai trasformare

Mindful writing è pensata per accompagnarti in un movimento molto concreto: dal racconto automatico che ripeti da anni, a una consapevolezza narrativa più ampia e più gentile.

Lavoreremo per:

  • Coltivare la capacità di osservare e raccontare la tua storia senza esserne intrappolatə

  • Rileggere eventi significativi senza giudizio, con uno sguardo più morbido e maturo.

  • Vedere i temi ricorrenti della tua vita (relazioni, lavoro, famiglia, scelte, confini) e comprendere come ti hanno modellato.

  • Creare una narrativa evolutiva: non negare il dolore, ma integrarlo in una storia più ampia, in cui hai spazio di scelta.

Un esempio: un episodio di fallimento che ti definisce da anni può diventare, nel lavoro condiviso, il momento in cui hai imparato a chiedere aiuto, a cambiare direzione, a riconoscere il tuo limite senza vergogna.

Come lavoreremo: struttura del percorso

Il percorso integrato si articola in una giornata, come una piccola sessione di palestra di presenza e narrazione.

Modulo 1 – Preparare il terreno

Partiamo dal silenzio e dall’ascolto, prima ancora che dalle parole.

In questo modulo sperimenterai:

 

  • Accoglienza con limpia.

  • Introduzione alla mindfulness: cosa è, e come può sostenerti nella vita
  • Pratiche di respirazione, grounding (radicamento) e presenza per stare nel corpo e nel momento presente.

  • I principi dell’autobiografia come cura: perché scrivere di sé può trasformare, quali accortezze servono per farlo in modo sicuro e rispettoso di te.

Modulo 2 – La narrazione consapevole

Quando la presenza è attivata, iniziamo a scrivere.

In questo modulo troverai:

  • Scrittura autobiografica guidata: stimoli, domande, immagini per entrare nei tuoi episodi di vita con delicatezza.

  • “Diario di presenza”: un modo nuovo di guardare il quotidiano, annotando ciò che accade dentro di te mentre vivi le tue giornate.

  • Ascolto del corpo e delle emozioni nella narrazione: non solo “cosa è successo”, ma “come lo ha sentito il tuo corpo”.

Modulo 3 – Rilettura trasformativa

Qui iniziamo a vedere i fili che tengono insieme la tua storia.

Lavoreremo su:

  • Pratiche di mindfulness per fare spazio alle emozioni collegate, senza reprimerle e senza esserne travolti.

  • Riformulazione narrativa in chiave evolutiva: riscrivere alcuni passaggi chiave della tua storia restando fedele ai fatti, ma cambiando lo sguardo con cui li abiti oggi.

Modulo 4 – Integrare la nuova storia

Non basta capire: serve integrare, nel corpo e nel futuro.

In questo modulo esploreremo:

  • Meditazioni sul futuro possibile: immagini, scenari, sensazioni del “chi potresti diventare” se ti autorizzi a cambiare narrazione.

  • Un atto simbolico di passaggio o riscrittura (una lettera, un rituale semplice, un gesto concreto) per segnare il cambio di fase.

  • Un piano personale per coltivare nel tempo la tua consapevolezza narrativa, con pratiche semplici e realistiche da portare nella tua quotidianità.

Strumenti e pratiche che useremo

Durante il percorso avrai a disposizione una cassetta degli attrezzi pratica e concreta.

Useremo:

  • Meditazioni guidate per accedere a ricordi e vissuti con lucidità e sicurezza

  • Esercizi di scrittura autobiografica: episodi chiave, linee del tempo, dialoghi interiori, alter-ego narrativi.

  • Diari corporei: scrittura a partire da sensazioni fisiche e memorie inscritte nel corpo.

  • Mindful writing: raccontare a te stesso o, se lo desideri, al gruppo, restando presente mentre parli.

  • Pratiche di compassione verso il tuo sé passato: rivedere chi sei stato con più tenerezza e meno durezza.

Tutto è proposto, mai imposto: sei tu a decidere fino a dove vuoi spingerti, passo dopo passo.

A chi è rivolto

Mindful writing è per te se ti riconosci in almeno uno di questi punti.

  • Stai attraversando una fase di cambiamento (separazione, transizione lavorativa, lutti, nuovi inizi) e senti il bisogno di riorientarti.

  • Senti che la storia che ti racconti da anni su di te è stretta, dolorosa o semplicemente non ti assomiglia più.

  • Lavori nella relazione d’aiuto (psicologi, counselor, coach, educatori, insegnanti) e desideri un luogo protetto in cui prenderti cura anche della tua storia.

  • Vuoi approfondire autoconsapevolezza, benessere emotivo e chiarezza interiore, usando scrittura e meditazione come alleate.

Non serve “saper scrivere” né avere esperienza di meditazione: partiremo da dove sei, con il ritmo che per te è sostenibile.

Formati disponibili in futuro

La cornice di Mindful writing può prendere forme diverse, così da adattarsi alle tue esigenze.

Possiamo lavorare attraverso:

  • Percorsi individuali, per chi desidera uno spazio intimo, personalizzato e modulato sul proprio momento di vita.

  • Laboratori di gruppo, per chi sente la forza del rispecchiamento e della condivisione, in un contesto protetto e non giudicante.

  • Ritiri tematici, per immergersi per uno o più giorni in pratiche di scrittura, silenzio, ascolto del corpo e natura.

  • Cicli di incontri a tema (memorie, identità, eredità familiare, svolte di vita…) per esplorare in profondità un nodo specifico della propria storia.

Come partecipare

Se senti che è il momento di cambiare il modo in cui ti racconti, questo è un invito.

Puoi:

  • Iscriverti a questo laboratorio, scrivendomi in privato (posti limitati, per garantire uno spazio realmente curato per ciascunə).

  • Richiedere un colloquio conoscitivo gratuito per conoscerci.

Clicca su “Iscriviti” e inizia a scrivere – e a vivere – una versione della tua storia in cui ti sia possibile riconoscerti, respirare e sentire di essere, finalmente, dalla tua parte.

MIndful writing

Laboratorio di scrittura e presenza
85 Mensile
  • Lista Elementi #3
Popolare

Essere assertivi attraverso il corpo

Essere assertivi attraverso il corpo

Essere assertivi non significa imporre la propria volontà o saper discutere con abilità. Significa, più profondamente, abitare la propria verità. È un atto d’amore verso se stessi e verso la vita che ci attraversa.
Spesso pensiamo all’assertività come a una qualità mentale, fatta di parole scelte, di gestione, di ricerca e di autocontrollo. Ma la mente da sola non basta: può costruire discorsi coerenti, ma se il corpo è chiuso, se il respiro è corto, se il cuore è trattenuto, la voce perde forza.

La via della consapevolezza, che integra i quattro piani di realtà, ci invita a spostare, quindi, l’attenzione dalla testa al corpo; non alle performance quotidiane, ma alla presenza. L’assertività, quindi, da questa prospettiva, non è più una strategia, ma un atto di consapevolezza incarnata. È la capacità di stare, di sentire, di lasciar parlare la verità che abita nei tessuti, nel respiro, nella pelle.

Quando siamo presenti nel corpo, la parola nasce spontanea e limpida. Non ha bisogno di difendersi né di attaccare. È semplice, diretta, pulita. La vera assertività non è un “dire bene”, ma un “dire da dentro”.

Ne deriva che il corpo si trasforma in una bussola, e apre, dentro di noi, un mondo di nuove visioni e di prospettive totalmente diverse, che dovranno essere integrate, pena la stasi, nella vita di tutti i giorni, poiché diventerebbe impossibile lasciarle andare e far finta che non ci siano.

Ormai sappiamo che prima che la mente comprenda, il corpo sa già. È il corpo che si espande di fronte a ciò che ci nutre, e che si chiude davanti a ciò che non ci appartiene. Imparare ad ascoltare questi segnali significa tornare a un sapere antico, istintivo, primordiale.

Questa presenza si chiama radicamento: la capacità di sentire la terra sotto i piedi, di respirare nel ventre, di lasciare che la gravità ci sostenga. Un corpo radicato non ha bisogno di convincere, perché emana. Non reagisce, risponde. Non controlla, fluisce.
E da questa calma fermezza nasce un modo diverso di comunicare: non più per difendersi, ma per manifestare la propria essenza: la parola non è più uno sforzo, ma un’emanazione del cuore

Nel linguaggio di cuore, per esempio, ogni “sì” e ogni “no” sono movimenti dell’energia vitale. Il sì espande, accoglie, abbraccia. Il no ritrae, protegge, definisce. Entrambi sono necessari, entrambi sono amore. L’assertività nasce quando impariamo a rispettare la danza tra apertura e chiusura, tra accoglienza e confine. Un “no” detto con il cuore aperto ha la stessa dolcezza di un “sì” sincero.

Avere il sentore oppure la certezza di proprie fragilità o difficoltà non dovrebbe voler dire essere deboli, ma essere veri. Dire “mi fa male”, “non mi sento prontə”, “ho bisogno di spazio” è un atto di potere interiore, perché nasce dalla presenza esercitata ed educata. Potrebbe sembrare difficile attuare tutto ciò, ma, come ormai sappiamo, la resistenza al cambiamento è maggiore del cambiamento in se. Altro risvolto di difficile gestione è la vulnerabilità che il contesto esercita su di noi, spingendo verso modelli stereotipati e ormai anacronistici. Quando, ciò che ci vive intorno, non è inclusivo, è giudicante, e non lascia spazio ad esperienze nuove sotto tutti i punti di vista: corporei, romantici e sessuali per esempio, il trauma è dietro l’angolo.

Come chiosa affermerei che essere assertivi non è una tecnica, ma uno stato dell’essere. È la voce della vita che parla attraverso di noi, chiara, radicata, gentile. E quando la lasciamo scorrere, scopriamo che la vera assertività non è mai un atto di forza, ma un atto d’amore. Un corpo che non teme di sentire è un corpo libero, e un corpo libero comunica senza sforzo.

L’eros come forza vitale

L'eros come forza vitale

Quando la monogamia viene imposta come “la regola” da religioni, istituzioni e/o modelli sociali, smette di essere una scelta d’amore e diventa piuttosto un vincolo. Non è più un incontro spontaneo tra due persone, ma un sistema che tende a imbrigliare e a frammentare l’energia del desiderio. Il Tantra ci insegna a vedere il corpo come un tempio e l’eros come una forza che unisce materia e spirito; la monogamia normativa, invece, spesso lo riduce a controllo, gelosia, sorveglianza.

Ogni volta che un’energia vitale viene repressa anziché integrata, produce inevitabilmente delle ombre.

Non è difficile accorgersene: coppie che si amano ma finiscono a tradirsi, persone che costruiscono vite parallele, rapporti che si nutrono di sospetto o di fughe segrete. Non è il desiderio a essere “malato”, ma il suo soffocamento. Quando ciò che si sente nel profondo non può essere vissuto apertamente, nasce la frattura interiore: ed è da lì che prendono forma ossessioni, dipendenze, mercificazione dei corpi.

Dal punto di vista sistemico, l’energia erotica non scompare mai. Se non trova un canale autentico, riaffiora in forma di crisi, di conflitti o di improvvise rotture. Quante famiglie che sembravano stabili si sgretolano da un giorno all’altro? Quanti matrimoni, svuotati dall’abitudine, finiscono per esplodere nel silenzio accumulato? Spesso ciò che osserviamo non è un “fallimento personale”, ma il segno di un sistema incapace di riconoscere la sessualità come parte sacra e naturale dell’esistenza.

Le scienze contemporanee lo confermano: dalle neuroscienze affettive alla psicoanalisi profonda, emerge la stessa verità che le tradizioni tantriche hanno custodito per secoli. La libertà erotica non è un capriccio, ma un bisogno biologico ed evolutivo. Il desiderio cerca sempre una strada; se lo blocchiamo, diventa rabbia, senso di colpa, paura, violenza.

L’alternativa non è abbandonarsi al caos, ma aprirsi a un nuovo paradigma di integrazione. Un amore che non si riduca a contratto, ma che sappia onorare la verità di ciò che accade tra due o più persone capaci di restare presenti. Fedeltà non come possesso, ma come adesione sincera a ciò che si vive insieme.

L’amore umano è troppo vasto per essere rinchiuso in una scatola di regole. Ogni volta che tentiamo di limitarlo, prepariamo il terreno a fughe e ferite. Ogni volta che lo accogliamo e lo integriamo, invece, apriamo la porta a un’esperienza sacra: eros come respiro, come danza, come forza che rinnova il mondo.

La catarsi nella scrittura autobiografica

La catarsi nella scrittura autobiografica

La catarsi nella scrittura autobiografica si riferisce al processo di guarigione e liberazione emotiva che si può sperimentare attraverso la narrazione della propria storia di vita. Scrivere la propria autobiografia può offrire un’opportunità per esplorare e affrontare esperienze dolorose o traumatiche, permettendo di elaborare i sentimenti associati ad esse.

Ecco come la scrittura autobiografica può facilitare la catarsi:

1. Espressione delle emozioni: La scrittura offre uno spazio sicuro per esprimere le emozioni associate a esperienze passate. Puoi liberare sentimenti repressi o non elaborati, permettendo loro di emergere e trovare una forma di espressione.

2. Riflessione e comprensione: Scrivere la tua storia personale ti consente di riflettere sulle tue esperienze in modo più profondo. Puoi esplorare le cause e gli effetti delle situazioni che hai vissuto, cercando di comprendere meglio te stesso e gli altri coinvolti. Questo processo di riflessione può portare a una maggiore consapevolezza e accettazione.

3. Trasformazione del dolore: La scrittura autobiografica può aiutarti a trasformare il dolore e la sofferenza in una forma di arte o narrazione. Attraverso la scrittura, puoi trasmettere il significato delle tue esperienze e trovare un senso di guarigione personale.

4. Ripristino della narrazione: Raccontare la tua storia in modo coerente e significativo può aiutarti a ripristinare il senso di continuità nella tua vita. Puoi dare un ordine alle tue esperienze, riconnettere eventi passati con il presente e trovare una prospettiva più ampia.

5. Condivisione e connessione: può portare a una maggiore connessione con gli altri. Quando condividi la tua storia, puoi scoprire che le tue esperienze sono condivise da molte altre persone. Questa condivisione può portare a un senso di appartenenza e di comprensione reciproca.

6. Liberazione emotiva: Scrivere la tua autobiografia ti permette di liberarti da emozioni e ricordi che potrebbero averti tenuto prigioniero. Mettere per iscritto ciò che hai vissuto può dare una sensazione di sollievo e aprire spazi per nuove esperienze positive.

7. Trasmissione di un messaggio: Attraverso la scrittura autobiografica, puoi trasmettere un messaggio significativo agli altri. Puoi condividere le tue sfide, le tue lezioni apprese e le tue speranze, offrendo ispirazione e supporto ad altre persone che potrebbero essere nella stessa situazione.

Alcuni motivi per scrivere di sè

Alcuni motivi per scrivere di sè

La bellezza di scrivere di sé risiede nell’opportunità di esplorare e condividere la propria esperienza unica e personale con il mondo. Scrivere di sé stesso può essere un atto di auto-riflessione, di scoperta e di espressione creativa.

Quando si scrive di sé, si ha l’opportunità di esplorare i propri pensieri, emozioni, ricordi ed esperienze. Questo processo di auto-riflessione può portare a una maggiore consapevolezza di sé, alla comprensione dei propri sentimenti e al chiarimento delle proprie idee. Scrivere di sé può anche fornire una forma di terapia personale, consentendo di elaborare e affrontare eventi passati o emozioni complesse.

Inoltre, condividere la propria storia e il proprio punto di vista può essere un modo potente per connettersi con gli altri. Le esperienze e le sfide che affrontiamo nella vita sono spesso condivise da molte altre persone, e attraverso la scrittura personale possiamo creare un legame emotivo e di comprensione reciproca. Le nostre storie possono ispirare, incoraggiare e persino offrire conforto agli altri, creando una connessione umana autentica.

La bellezza di scrivere di sé risiede anche nella possibilità di creare qualcosa di unico e originale. Ognuno di noi ha una voce e una prospettiva unica, e attraverso la scrittura possiamo tradurre queste individualità in parole, immagini e storie. La scrittura personale ci permette di esprimere la nostra creatività e di condividere il nostro mondo interiore con gli altri.

Scrivere di sé può essere un processo di crescita e di auto-realizzazione. Attraverso la scrittura, possiamo esplorare i nostri obiettivi, sogni e aspirazioni, e creare una narrazione della nostra vita che ci ispira a diventare la versione migliore di noi stessi. Scrivere di sé può essere un atto di autocompassione e di fiducia nel proprio percorso personale.

In definitiva, la bellezza di scrivere di sé risiede nella possibilità di esplorare, condividere, creare e crescere. È un’opportunità di connettersi con se stessi e con gli altri, di esprimere la propria unicità e di ispirare il mondo con la propria storia.

In verità non mi…

In verità non mi...

Mi autodenuncio con gioia.

La verità è che non mi importa se ti piaccio o no…anzi quando vuoi usciamo a bere qualcosa e parliamo male di me. E se avanza tempo ti spiego perché è meglio arrotolore gli spaghetti con il cucchiaio.

Che cos’è la scrittura autobiografica?

La parola autobiografia deriva del greco authòs bìos graphein, cioè scrivere della propria vita. E’ un gesto che si compie tutte le volte che mettiamo al centro dell’attenzione non solo gli avvenimenti che abbiamo vissuto, ma la storia della nostra personalità, l’evoluzione dei nostri pensieri e come abbiamo reagito alla nostra avventura esistenziale. E’ un viaggio attraverso le infinite stanze della nostra memoria, luogo d’incontro con se stessi e con tutte quelle manifestazioni dell’essere umano, piacevoli o meno, che abbiamo vissuto.

L’autobiografia è ormai divenuta uno dei grandi temi della ricerca contemporanea. In letteratura, in sociologia, nella psicologia, ma anche nella storia e soprattutto nella pedagogia. Le ragioni di questo interessamento sono molteplici, ma una prevale su tutte: il ritorno al centro del soggetto nella cultura contemporanea. L’epoca del dopo-le-ideologie mostra in modo evidente la crisi del soggetto, con la necessità ormai non più rinviabile di trovare nuovi percorsi esistenziali, di porsi domande mai fatte sulla propria identità per assumersi in prima persona la cura di sé come rielaborazione di una più personale traiettoria di senso. Scrivere di se stessi permette, quindi, alla nostra interiorità di materializzarsi sul foglio, con l’aiuto delle parole e dona forma e sostanza ai ricordi e ai pensieri intrisi di vissuti ed emozioni. Ed è proprio grazie alla scrittura che i nostri ricordi più intimi si liberano, a volte si scoprono dimensioni differenti, ci si può addirittura meravigliare, perché la penna ti porta in luoghi della tua anima che non potresti visitare se non attraverso la pratica silenziosa e solitaria della scrittura autobiografica.

Narrare se stessi, attraverso la scrittura, vuol dire anche assistere allo spettacolo della nostra vita, ci si “vede” come in un film il cui montaggio e la cui sceneggiatura non sono dati, con i fotogrammi in bianco e nero o a colori, sbiaditi o accesi, a seconda che i nostri ricordi siano subito rintracciabili o abbiano bisogno di tempo e di silenzio per emergere. Il bisogno di scrivere è anche un tentativo di padroneggiare meglio la situazione: perché non solo ci aiuta a capirla meglio ma perché ha una funzione catartica, liberatoria, perché scrivendo ci distanziamo dai problemi e li possiamo padroneggiare.

Quando partecipiamo ad un laboratorio o dischiudiamo le porte della nostra vita alla scrittura autobiografica abbiamo la netta sensazione di fare qualcosa di bello per noi, di fermarci per un attimo pensando solo a noi stessi, fuori dai rumori, a volta fastidiosi, che tutti i giorni ci fanno compagnia. Il silenzio della scrittura diventa quindi una forma di ascesi, una condizione essenziale di lotta contro l’oblio. I ricordi che ne scaturiscono danno luogo a significati, che forse non conoscevamo, e che a loro volta si trasformano in storie. Questo processo riconcilia con quanto si è stati e procura all’autore emozioni di quiete, e quindi in un certo modo lo cura: lo fa sentire meglio attraverso il raccontarsi e il raccontare che diventano quasi forme di liberazione e di ricongiungimento. Perché l’azione del ripensare a ciò che abbiamo vissuto, crea un altro da noi. Lo vediamo agire, sbagliare, amare, soffrire, godere, mentire, ammalarsi e gioire: quindi ci sdoppiamo, ci moltiplichiamo e ogni autobiografia è stata scritta perché l’autore aveva bisogno di attribuirsi un significato, anzi più di uno, e presentarsi al mondo.

Un aspetto importante che avviene è quello dell’autoformazione, perché le parole della nostra vita ci aiutano a scavare dentro di noi e ai nostri saperi nascosti e a tirarli fuori mettendo in atto una rielaborazione, ri-significazione, risistemazione delle esperienze. È attraverso la narrazione di sé e dei propri sentimenti che possiamo cercare di metterci davvero in relazione con gli altri. La scrittura e la narrazione autobiografica fanno sì che i ricordi vengano isolati, quasi illuminati, poi che vengano messi in ordine, in sequenza e infine collocati in qualche luogo (contestualizzazione). La mente opera ancora una concatenazione dei ricordi e una loro ri-significazione. Infatti, una volta scritto un frammento, o una parte della mia storia, lo inserirò diversamente da prima nel mio vissuto agendo un cambiamento.

L’altro aspetto importante che bisogna tener presente è quello della cura, che si manifesta nel fatto che la scrittura permette di far decantare sulla pagina, di far uscire fuori di sé quello che dentro è in tumulto. Una volta che abbiamo reso oggettivo quel frammento, lo possiamo guardare con un po’ più di distacco e distanza e ci farà meno paura. La scrittura insomma ci permette di “fare i conti” o di aprirli, anche con le esperienze e i ricordi più dolorosi, di dargli un significato in un contesto, di accettarli finalmente.

Importanti in un laboratorio sono la sospensione del giudizio e la condivisione facoltativa delle scritture. Il principio fondante è che si scrive individualmente ma insieme e la scrittura è il medium d’elezione. Ci saranno dei momenti di condivisione orale ma per lo più ci si dedicherà alla parola scritta. Ognuno scriverà di sé sulla base delle sollecitazioni proposte; questo viene però sempre fatto all’interno della coralità del gruppo, per questo verranno sollecitati anche momenti di condivisione. La condivisione non è obbligatoria ma auspicabile poiché presumibilmente ognuno è mosso da un’intenzione simile nell’approcciare la scrittura autobiografica. E’, dunque, un’opportunità quella di poter offrire oralmente anche agli altri l’esperienza individuale che si è fatta. L’ascolto da parte degli altri è un ascolto attivo nel quale ci si lascia penetrare dalle parole, a mente sgombra da ogni forma di giudizio o pregiudizio, coltivando l’epoché cara ai greci. Si resta semplicemente in osservazione delle risonanze e/o dissonanze, senza echi, interpretazioni o psicologismi.

La scrittura autobiografica è quindi una pratica formativa per tutti e tutte e per ciascuno, nessuno escluso.

Alcune cose che penso

Alcune cose che penso

Quello che leggerete è solamente il mio punto di vista che inizia e finisce dove inizia e finisce il mio corpo. Nulla di più e nulla ha a che fare con la verità assoluta, ma con la verità parziale, la mia e, solamente la mia. Questa precisazione serve a me per scrivere con l’io assertivo, orientato alla ricerca di senso e a voi per sindacare su questo mucchio di parole. E poi perché trovo l’assunzione di responsabilità un atto rivoluzionario.

La società contemporanea è ancora assoggettata a schemi antichi, ma non potrebbe essere diversamente, visto che le evoluzioni, le trasformazioni sociali e culturali sono lente e non sempre vengono “lette” con benevolenza, anzi spesso non emergono chiare neanche a chi possiede una buona pratica del sentire. La resistenza al cambiamento è dura e soprattutto non indolore. La cultura cambia non solo perchè ci sono persone che hanno detto e fatto cose, ma per un bisogno dell’umanità al di sopra del nostro controllo e gestione. Diversamente da chi afferma di credere solo a ciò che vede, io sono convinto che ci siano cicli energetici non vigilati che alternandosi rendono possibili azioni e pensieri. Abbiamo vissuto l’energia maschile con la sua bellezza ed il suo orrore, adesso siamo dentro un’era femminile anch’essa portatrice della polarità del bene e del male. Si vedrà.

Ogni giorno sento e leggo tantissime frasi del tipo: non ci sono più gli uomini e le donne di una volta, se sei un uomo devi fare così, se fossi una donna vera non gli avresti risposto, gli uomini e le donne vere si comportano diversamente e così via con una sequela infinita di gabbie mentali e programmi schiavizzanti, spesso autoinflitti (e questo è il vero dramma). Sempre in competizione, sempre una persona contro l’altra, sempre vivendo il mondo in verticale io sopra e tu sotto, o in orizzontale, ci sono prima io e tu, dopo. Uomini contro donne, donne contro uomini, uomini contro uomini e donne contro donne, in una spirale di violenza senza fine, quando in verità siamo tutti vittime a carnefici, oppressi e oppressori e insieme dovremmo aiutarci, vederci emotivamente, dare un segnale di presenza vera, soprattutto alle persone che ci stanno vicino.

Io penso al nostro mondo come uno spazio pluridimensionale, nel quale non esistono distanze, separazioni, sotto, sopra, ma bensì un movimento, probabilmente non a caso, anzi sicuramente non a caso, nel quale ci spostiamo laddove è presente qualcosa che dovrebbe farci evolvere. Le famose domande alle quali dovremmo dare una risposta, oppure esperienze, senza le quali rimarremmo impantanati, in caso non le capissimo, nello stesso magma della comfort zone e del loop.

L’evento che ha fatto emergere, più di ogni altro, il disegno cosmico del cambiamento, di un qualcosa in evoluzione contro il binarismo in ogni ambito del vivere è sicuramente la caduta del muro di Berlino. Avevo vent’anni e ogni colpo, visto in tv, inferto a quel maledetto muro era come se lo avessi dato anch’io, ero lì con loro e ringraziavo per ciò che stavano facendo. Sono rimasto incollato allo schermo per giorni con un senso di liberazione senza eguali e con la felicità di vedere le persone abbracciarsi (il gesto più bello in assoluto), perché in fondo siamo tutti, a quel livello, sulla stessa barca. Il muro è causa di una divisione decennale, non solo fisica, ma emotiva, energetica e spirituale. La caduta del muro di Berlino ha dato il via ad un rimescolamento di tutto ciò che era nella norma, né normale né giusto. Quanti muri sono presenti ancora nella nostra vita? Interni, tantissimi.

Come tutto, a meno che voi non lo vediate, si sta trasformando, in che cosa non si sa! Lo sapremo solo vivendo e la stessa conoscenza sarà in capo alle generazioni future, magnificamente immerse in un mondo molto diverso dal nostro. Magnifico! A dispetto di tutti quei boomer, sociopatici e avvizziti mentalmente, ancora sulla cresta dell’onda che vorrebbero insegnare a quelli più giovani come si vive per davvero. Poveri! Non accettano che dovrebbero farsi da parte.

Anche la sessualità vive, fortunatamente, questa evoluzione e non potrebbe essere diversamente. Politica, stati, filosofie, religioni e ideologie non potranno fare nulla per contrastare un movimento dell’anima e la volontà di autodeterminarsi delle persone in tutti gli ambiti della vita. Ci si libera sempre più dalle costrizioni millenarie, cioè dalla cultura dominante. Chi la chiama patriarcato, chi capitalismo (sono solo dei nomi) chi invece, come me, pensa che tutto ciò sia solo la punta dell’iceberg di qualcosa di più grande, più difficile da individuare, che permea ancora troppo tutto ciò che facciamo e che distanzia l’umanità dalla felicità.

Ci hanno detto da sempre che esistono gli uomini e le donne e che questi si comportano in un certo modo, accoppiandosi tra loro, creando la famiglia, facendo un certo tipo di sesso e che questo è composto dai preliminari e dal sesso penetrativo. Tutto ciò è falso. Estremamente falso. Il sesso con l’altra persona inizia quando affiora il desiderio e non è detto che la penetrazione sia, nel caso della coppia etero, ma anche nelle altre sessualità la componente più importante. Tutto ciò per difendere il bisogno millenario di controllo sui corpi, sia quello maschile, sia quello femminile per l’evidente necessità di avere bambini e bambine che possano continuare il gioco tradizionale dell’unione familiare. Ciò non vuole essere una diatriba nei confronti di chi si vuole unire in famiglia, ci mancherebbe altro, ma una spinta all’autodeterminazione in ogni ambito dell’esistenza.

Sempre più persone sentono una spinta verso altro e avere curiosità per l’esplorazione di sessualità differenti rientra a pieno titolo nel mood della contemporaneità e del futuro.

Tutto ciò apre le porte ad una meravigliosa pluralità di sfumature, altro che i sette colori dell’arcobaleno, con le quali dovremmo farci i conti integrandole nella cultura, nella lingua, nei gesti e nelle parole che scegliamo di usare.

In ultima e breve analisi tutto scorre e tutto si trasforma, quindi vi lascio con una domanda: Siamo pronti a ricevere la bellezza dell’unicità delle persone?