Enzo Candiano

Mindful writing – Bologna

a Sasso Marconi • presso Ponte Natura

Giornata d'esperienza tra scrittura autobiografica e mindfulness

Mindful writing


Raccontare la tua storia, restando presente in te

Se senti che è il momento di cambiare sguardo sulla tua vita, Mindful writing è uno spazio dedicato a te, alla tua storia e al modo in cui la abiti ogni giorno.​

Non è “solo” scrittura e non è “solo” presenza corporea: è un percorso in cui narrazione di sé e consapevolezza mindfulness si intrecciano per permetterti di vedere la tua vita con occhi nuovi, trasformare ciò che ti pesa e dare un nuovo significato alle esperienze che ti sono state compagne di vita.​

Perché Mindful writing

L’autobiografia porta alla LUCE la storia, i nodi, le svolte, le relazioni, le frasi che ti sei ripetuto per anni.
La mindfulness porta PRESENZA, accoglienza, lucidità, così che ciò che emerge possa essere guardato senza esserne travolti.

Insieme ti permettono di:

  • Stare nella tua vita, non solo pensarla.

  • Dare voce a parti di te che finora sono rimaste in ombra.

  • Alleggerire narrazioni rigide, dolorose o limitanti e trasformarle in storie più libere e generative.

  • Riconnettere mente, emozioni e corpo in un’unica esperienza coerente

È un percorso per chi non si accontenta di “capire”, ma desidera sentire e trasformare.

Cosa potrai trasformare

Mindful writing è pensata per accompagnarti in un movimento molto concreto: dal racconto automatico che ripeti da anni, a una consapevolezza narrativa più ampia e più gentile.

Lavoreremo per:

  • Coltivare la capacità di osservare e raccontare la tua storia senza esserne intrappolatə

  • Rileggere eventi significativi senza giudizio, con uno sguardo più morbido e maturo.

  • Vedere i temi ricorrenti della tua vita (relazioni, lavoro, famiglia, scelte, confini) e comprendere come ti hanno modellato.

  • Creare una narrativa evolutiva: non negare il dolore, ma integrarlo in una storia più ampia, in cui hai spazio di scelta.

Un esempio: un episodio di fallimento che ti definisce da anni può diventare, nel lavoro condiviso, il momento in cui hai imparato a chiedere aiuto, a cambiare direzione, a riconoscere il tuo limite senza vergogna.

Come lavoreremo: struttura del percorso

Il percorso integrato si articola in una giornata, come una piccola sessione di palestra di presenza e narrazione.

Modulo 1 – Preparare il terreno

Partiamo dal silenzio e dall’ascolto, prima ancora che dalle parole.

In questo modulo sperimenterai:

 

  • Accoglienza con limpia.

  • Introduzione alla mindfulness: cosa è, e come può sostenerti nella vita
  • Pratiche di respirazione, grounding (radicamento) e presenza per stare nel corpo e nel momento presente.

  • I principi dell’autobiografia come cura: perché scrivere di sé può trasformare, quali accortezze servono per farlo in modo sicuro e rispettoso di te.

Modulo 2 – La narrazione consapevole

Quando la presenza è attivata, iniziamo a scrivere.

In questo modulo troverai:

  • Scrittura autobiografica guidata: stimoli, domande, immagini per entrare nei tuoi episodi di vita con delicatezza.

  • “Diario di presenza”: un modo nuovo di guardare il quotidiano, annotando ciò che accade dentro di te mentre vivi le tue giornate.

  • Ascolto del corpo e delle emozioni nella narrazione: non solo “cosa è successo”, ma “come lo ha sentito il tuo corpo”.

Modulo 3 – Rilettura trasformativa

Qui iniziamo a vedere i fili che tengono insieme la tua storia.

Lavoreremo su:

  • Pratiche di mindfulness per fare spazio alle emozioni collegate, senza reprimerle e senza esserne travolti.

  • Riformulazione narrativa in chiave evolutiva: riscrivere alcuni passaggi chiave della tua storia restando fedele ai fatti, ma cambiando lo sguardo con cui li abiti oggi.

Modulo 4 – Integrare la nuova storia

Non basta capire: serve integrare, nel corpo e nel futuro.

In questo modulo esploreremo:

  • Meditazioni sul futuro possibile: immagini, scenari, sensazioni del “chi potresti diventare” se ti autorizzi a cambiare narrazione.

  • Un atto simbolico di passaggio o riscrittura (una lettera, un rituale semplice, un gesto concreto) per segnare il cambio di fase.

  • Un piano personale per coltivare nel tempo la tua consapevolezza narrativa, con pratiche semplici e realistiche da portare nella tua quotidianità.

Strumenti e pratiche che useremo

Durante il percorso avrai a disposizione una cassetta degli attrezzi pratica e concreta.

Useremo:

  • Meditazioni guidate per accedere a ricordi e vissuti con lucidità e sicurezza

  • Esercizi di scrittura autobiografica: episodi chiave, linee del tempo, dialoghi interiori, alter-ego narrativi.

  • Diari corporei: scrittura a partire da sensazioni fisiche e memorie inscritte nel corpo.

  • Mindful writing: raccontare a te stesso o, se lo desideri, al gruppo, restando presente mentre parli.

  • Pratiche di compassione verso il tuo sé passato: rivedere chi sei stato con più tenerezza e meno durezza.

Tutto è proposto, mai imposto: sei tu a decidere fino a dove vuoi spingerti, passo dopo passo.

A chi è rivolto

Mindful writing è per te se ti riconosci in almeno uno di questi punti.

  • Stai attraversando una fase di cambiamento (separazione, transizione lavorativa, lutti, nuovi inizi) e senti il bisogno di riorientarti.

  • Senti che la storia che ti racconti da anni su di te è stretta, dolorosa o semplicemente non ti assomiglia più.

  • Lavori nella relazione d’aiuto (psicologi, counselor, coach, educatori, insegnanti) e desideri un luogo protetto in cui prenderti cura anche della tua storia.

  • Vuoi approfondire autoconsapevolezza, benessere emotivo e chiarezza interiore, usando scrittura e meditazione come alleate.

Non serve “saper scrivere” né avere esperienza di meditazione: partiremo da dove sei, con il ritmo che per te è sostenibile.

Formati disponibili in futuro

La cornice di Mindful writing può prendere forme diverse, così da adattarsi alle tue esigenze.

Possiamo lavorare attraverso:

  • Percorsi individuali, per chi desidera uno spazio intimo, personalizzato e modulato sul proprio momento di vita.

  • Laboratori di gruppo, per chi sente la forza del rispecchiamento e della condivisione, in un contesto protetto e non giudicante.

  • Ritiri tematici, per immergersi per uno o più giorni in pratiche di scrittura, silenzio, ascolto del corpo e natura.

  • Cicli di incontri a tema (memorie, identità, eredità familiare, svolte di vita…) per esplorare in profondità un nodo specifico della propria storia.

Come partecipare

Se senti che è il momento di cambiare il modo in cui ti racconti, questo è un invito.

Puoi:

  • Iscriverti a questo laboratorio, scrivendomi in privato (posti limitati, per garantire uno spazio realmente curato per ciascunə).

  • Richiedere un colloquio conoscitivo gratuito per conoscerci.

Clicca su “Iscriviti” e inizia a scrivere – e a vivere – una versione della tua storia in cui ti sia possibile riconoscerti, respirare e sentire di essere, finalmente, dalla tua parte.

MIndful writing

Laboratorio di scrittura e presenza
85 Mensile
  • Lista Elementi #3
Popolare

“Blu”: quando Ferretti ci ha insegnato a stare nel disordine

Quando Ferretti ci ha insegnato a stare nel caos

C’è una calma strana in Blu, una calma che non consola, che pesa. È la calma prima del crollo, quella che arriva quando smetti di fingere che vada tutto bene: “Non sono strutturato in modo di poter reggere per molto tempo ancora” è una di quelle frasi che non dimentichi. La voce di Giovanni Lindo Ferretti la sputa piano, come se le parole bruciassero anche a lui.

Ecco, in questo momento ho capito che Blu non è solo una canzone: è un terremoto. Come l’intero album, un campo di battaglia, ma con il nemico non più solamente esterno, ma dentro noi.

Quasi trent’anni fa, nel 1996 i C.S.I. erano nel pieno di una stagione tesa. Dopo i CCCP e i CSI di Ko de mondo, arriva Linea Gotica, un disco che guarda dentro e fuori, che parla di guerre — quelle vere e quelle interiori.

Blu è la tregua dentro la battaglia, la pausa in mezzo al rumore. Ma è anche il punto in cui tutto si incrina perché Ferretti non urla più contro il mondo: adesso il nemico è dentro. È la dimensione emotiva che emerge prepotentemente, la mente che vacilla, il corpo che non regge, la voce che si spacca su sé stessa.

Da questo album in poi i CSI si spogliano. Non ci sono più slogan, solo dissonanze, sospensioni e silenzi. I C.S.I. diventano un laboratorio emotivo: un gruppo che suona la frattura tra corpo mente e anima e che costruisce bellezza nel caos.

Ho dato al mio dolore la forma di parole abusate che mi prometto di non pronunciare mai più.” Se dovessi scegliere il verso che produce, in me, più caos, è proprio questo: cambiare parole implica un cambio radicale della prospettiva con la quale guardiamo e viviamo il mondo. E quando intorno a te le cose e le persone si trasmutano tramite un punto di vista diverso, il mondo si spoglia mostrando una natura diversa: siamo tutti feriti in cerca di un nemico, sempre esterno. Brutta storia.

Ferretti parla del dolore, ma lo fa come chi ha perso fiducia nelle parole. Quelle parole sono “abusate”, troppo dette, troppo consumate — come se anche il linguaggio si fosse logorato insieme ai sogni di un’epoca. E allora lui sceglie di tacere, o meglio: di ripulire il silenzio. C’è un gesto quasi mistico in quella promessa: “non pronunciare mai più”. È come dire non voglio più mentirmi con parole belle. Ci sto e mi prometto di allenarmi a questo.

Dentro Blu il dolore non esplode: scava. E nel farlo diventa forma, suono, respiro. È un dolore adulto, lucido, che non chiede pietà ma onestà.

Qualche verso più in là è tempo di risveglio: “Lasciando perdere attese e ritorni / ho aperto gli occhi dall’orlo increspato / ho visto l’alba blu.” Immagine potente.
È una delle immagini più potenti mai scritte da Ferretti. L’alba blu non è un’alba qualsiasi: è un inizio che non si finge felice, ma piena di vita nuova. È la luce di chi ha passato la notte e sa che qualcosa si è perso per sempre, ma continua a guardare avanti.

Il blu, qui, è tutto. È la malinconia e la calma, la fine e la possibilità.
Non è il bianco della redenzione, non è il rosso della rabbia: è una tonalità che accetta le sfumature. È un colore adulto, come la consapevolezza di chi non aspetta più miracoli. Ferretti in quel blu ci si specchia, e un po’ ci si perdona.
Smette di attendere “attese e ritorni”, smette di girare intorno a sé stesso. E nel farlo apre gli occhi su un orizzonte nuovo, imperfetto, ma finalmente reale.

Ascoltare Blu oggi fa strano. Siamo ancora pieni di parole abusate — solo che le postiamo sui social invece di scriverle sui muri.
Viviamo in un sistema che continua a produrre frastuono e calma apparente: rumore ovunque, ma dentro un silenzio spaventoso.

Ecco perché Blu suona ancora necessario.
Perché parla di quel momento in cui la vita si incastra, e invece di scappare tu resti lì, a guardarla in faccia. Ferretti non offre risposte, non ti dice che andrà tutto bene. Ti dice solo: ci puoi stare dentro, anche se non è perfetto. È un gesto politico e umano insieme. Non cambiare il mondo, ma cambiare il modo in cui lo abiti. Non trovare la verità, ma smettere di mentire a te stesso.

A trent’anni di distanza, Blu è ancora una delle canzoni più sincere della musica italiana. Non perché sia facile, ma perché è vera. Perché non ha paura del silenzio, né della stanchezza. È la canzone di chi ha smesso di correre e ha imparato a stare fermo, respirare, e guardare la propria alba — anche se è blu. E forse è proprio questo il punto: non c’è guarigione senza disordine, non c’è luce senza ombra.
C’è solo un uomo che si guarda dentro e accetta di restare.
Lì, nell’alba blu.

La scatola dei sogni

Scrivere attraverso l’inconscio: un viaggio tra sogno e realtà

Ogni notte, la mente ci regala mondi paralleli: simboli nascosti, figure misteriose, scorci di un altro tempo e di un altro spazio. I sogni non sono solo immagini da ricordare: sono mappe dell’anima, segnali di ciò che desideriamo, temiamo o ancora non conosciamo di noi stessi.

Il laboratorio “La scatola dei sogni”, ispirato all’omonimo cofanetto di Gribaudo Edizioni, propone un percorso di scrittura autobiografica che trasforma questi mondi notturni in racconti viventi. Il cofanetto contiene 60 carte illustrate, ciascuna con immagini e significati simbolici, strumenti concreti per stimolare l’immaginazione e la riflessione personale.

Scrivere diventa un viaggio tra il sogno e la realtà, tra l’invisibile e il tangibile, un atto che ci avvicina alla nostra voce più autentica.

Aprire la scatola

Il laboratorio inizia con il gesto simbolico di aprire la scatola dei sogni.
Come aprire un cassetto segreto nella memoria: le carte posate sul tavolo sono finestre su mondi inesplorati, inviti a raccontare ciò che ancora non abbiamo osato dire.
Ogni partecipante ne sceglie una, e con quella carta in mano, prende contatto con il proprio mondo interiore, lasciando che immagini, colori e figure parlino prima della parola scritta.

Il linguaggio dei sogni

Ogni carta è un linguaggio che non conosce grammatica né punteggiatura: è simbolo puro.
Un cavallo che corre nella nebbia, una chiave d’oro sospesa in aria, una casa che cade lentamente: ogni immagine diventa stimolo per narrare emozioni, ricordi o desideri.
Il laboratorio insegna a trasformare il simbolo in racconto, a dare voce a ciò che emerge dall’inconscio.
Scrivere non significa spiegare, ma lasciar emergere, seguire il ritmo del sogno che pulsa dentro di noi.

Viaggio tra memoria e desiderio

I sogni spesso ci conducono verso ciò che abbiamo dimenticato o che ancora aspetta di essere scoperto.
Ogni carta diventa specchio della memoria, invito a ricordare eventi passati, intuizioni preziose, momenti sospesi tra realtà e fantasia.
Nel laboratorio, impariamo a leggere queste immagini come chiavi narrative: cosa nella mia vita assomiglia a questa scena? Quale emozione vuole essere ascoltata?
Ogni frase scritta diventa ponte tra la notte e il giorno, tra il simbolo e la storia autobiografica.

La scrittura come evocazione

Scrivere diventa un rito: sedersi con la carta scelta, ascoltare il silenzio, lasciare che le immagini parlino attraverso la parola.
Non si cerca il risultato perfetto, ma la verità del momento, il battito della propria esperienza che prende forma sul foglio.
Il laboratorio invita a sperimentare diversi stili: narrazione lineare, flusso di coscienza, poesia, piccoli dialoghi con le figure del sogno.

Condivisione e ascolto

Le storie scritte non restano isolate: vengono condivise, lette ad alta voce, accolte dal gruppo.
Ogni partecipante diventa testimone del viaggio altrui, creando un cerchio di ascolto e attenzione in cui i sogni di uno diventano stimoli per gli altri.
Il laboratorio costruisce così una rete di emozioni condivise, in cui la scrittura diventa atto collettivo di comprensione e cura.

Trasformare il sogno in storia

Le carte del cofanetto servono anche a rielaborare le storie, trasformando frammenti simbolici in narrazioni coerenti e ricche di significato.
Si gioca con la prospettiva, con il tempo, con i punti di vista: il sogno non è più solo esperienza individuale, ma diventa materia narrativa capace di parlare a chi legge e a chi scrive.
Ogni testo diventa così un oggetto-linguaggio, che porta con sé il mistero e la magia del sogno.

Il ritorno alla realtà

Al termine del percorso, le storie scritte rimangono sulla pagina come tracce di un viaggio interiore.
La scatola dei sogni si chiude, ma ciò che è emerso continua a vivere: desideri, intuizioni, emozioni trasformate in parole.
Il laboratorio insegna a vedere i sogni come strumenti concreti di narrazione, spazi in cui l’inconscio si fa linguaggio e la memoria diventa creatività.

Conclusione

“La scatola dei sogni” è un laboratorio che invita a esplorare la propria interiorità attraverso la scrittura e il simbolo.
Ogni carta è un invito, ogni parola scritta un passo verso la comprensione di sé.
I sogni, una volta tradotti in storie, non sono più fugaci apparizioni notturne, ma archivi vivi dell’esperienza personale, da custodire e raccontare.

Nota finale

📖 Durata del laboratorio: 6 incontri
🎴 Strumenti: cofanetto La scatola dei sogni con 60 carte illustrate. Disponibile
🌟 Obiettivo: usare i sogni come stimolo creativo e riflessivo per la scrittura autobiografica
👥 A chi è rivolto: chi desidera esplorare la propria immaginazione e introspezione tramite la scrittura, senza necessità di esperienza precedente

I sogni parlano la lingua dell’anima. 

Scrivere è imparare a tradurli in parole che ci appartengono

Chi ci guida? Archetipi e scrittura di sè

Le dee dentro la donna

Le dee dentro la donna

Dentro ogni donna dimorano sette dee, archetipi ancestrali che rappresentano le molteplici sfaccettature del femminile: l’indipendente Artemide, la saggia Atena, la materna Demetra, la sensuale Afrodite, la protettiva Estia, la regale Era e la misteriosa Persefone.

Gli dei dentro l’uomo

Io e Alice

Io e Alice

Cosa succede quando ci inoltriamo in un mondo dove tutto sembra possibile, dove il reale si intreccia con l’assurdo, e la logica si piega alle regole della fantasia?

Le emozioni ritrovate

Le emozioni ritrovate

Scrivere per riconoscere e accogliere i propri sentimenti. L'e emozioni non sono solo ciò che proviamo nel momento presente: sono messaggi del corpo e dell’anima, tracce della nostra storia, custodi di ricordi, desideri e bisogni.

Con l’aiuto delle parole

Le parole giocate

Le parole giocate

Ci sono parole che non vogliono stare ferme, che danzano, si nascondono, scappano e poi ritornano. In questo laboratorio giocheremo con loro, le sposteremo, le coloreremo, le faremo rotolare come dadi sul tavolo della memoria.

Arcani e narrazioni

L’unico comandamento al quale ho mai obbedito, guardare i gigli

L'unico comandamento al quale ho mai obbedito, guardare i gigli

C’è un silenzio che profuma di terra e di luce, e in quel silenzio Emily Dickinson trovava la sua voce. Tra i petali dei gigli, nei sentieri del suo giardino, la poetessa coltivava non solo fiori, ma parole. Ogni bocciolo era un verso, ogni foglia un pensiero che germogliava dal cuore.

I luoghi ed i volti della mia storia

I luoghi ed i volti della mia vita

Ogni storia nasce da un luogo, da un volto che ci ha segnato. In questo laboratorio ci muoveremo tra memorie e spazi, tra stanze e giardini, tra finestre e sguardi che hanno accompagnato il nostro cammino.

Parole e immagini

Parole e immagini

C’è un cassetto, da qualche parte, che aspetta di essere riaperto. Dentro, fotografie dimenticate, album un po’ sbiaditi, sorrisi di cui avevamo perso il suono. Ogni immagine racchiude una storia che chiede di essere raccontata, un frammento di vita che si affaccia dal passato per chiedere parola.

Sfumature e colori chiari della mia vita

L’unico comandamento al quale ho mai obbedito, guardare i gigli

L’unico comandamento al quale ho mai obbedito, guardare i gigli

Introduzione redazionale

C’è un silenzio che profuma di terra e di luce, e in quel silenzio Emily Dickinson trovava la sua voce. Tra i petali dei gigli, nei sentieri del suo giardino, la poetessa coltivava non solo fiori, ma parole. Ogni bocciolo era un verso, ogni foglia un pensiero che germogliava dal cuore.

In questo laboratorio autobiografico — ispirato a “Emily Dickinson e i suoi giardini” di Marta McDowell — ci lasceremo guidare da quella stessa attenzione gentile: guardare, ascoltare, nominare ciò che cresce dentro e intorno a noi. La scrittura diventa così un giardino personale, un luogo dove prendersi cura di sé attraverso il linguaggio, i ricordi e la meraviglia delle piccole cose.

Obiettivi del laboratorio

  • Esplorare il legame tra natura, introspezione e scrittura autobiografica.
  • Scoprire come i gesti quotidiani di cura (piantare, annaffiare, osservare) possano diventare metafore di crescita interiore.
  • Coltivare uno sguardo poetico sul mondo naturale e sulla propria esperienza.
  • Creare testi che intrecciano autobiografia, osservazione e immaginazione.

Stimoli e riflessioni iniziali

  • Qual è il tuo “giardino interiore”? Quali fiori, ricordi o emozioni lo abitano?
  • C’è una pianta o un fiore che ti rappresenta? Perché?
  • In quali momenti della tua vita ti sei sentito/a fiorire o appassire?
  • Cosa significa per te “guardare i gigli”, ossia fermarti davvero a osservare, con presenza e gratitudine?

Attività pratiche

  1. Erbario personale: raccogli parole come fossero petali: aggettivi, sensazioni, nomi di fiori o stagioni che ti somigliano.
  2. Lettera al giardino: scrivi al tuo giardino interiore, ringraziandolo o chiedendogli ciò di cui hai bisogno per crescere.
  3. Poesia in fiore: scegli un fiore (reale o immaginato) e lascia che parli per te. Cosa direbbe della tua storia, delle tue radici, del tuo desiderio di luce?
  4. Dialogo con Emily: immagina di sederti accanto a Emily Dickinson nel suo giardino. Cosa le racconteresti? Cosa ti insegnerebbe lei sul silenzio, sull’attesa, sull’amore per le piccole cose?

Esito del laboratorio

“L’unico comandamento al quale ho mai obbedito, guardare i gigli” è un percorso di scrittura che unisce autobiografia e poesia, vita e natura, sguardo e parola.
Ogni partecipante coltiverà il proprio piccolo giardino di testi, dove memoria e sentimento fioriscono insieme.

Come Emily, impareremo che guardare davvero — un fiore, un ricordo, un frammento di sé — è già un atto creativo e spirituale.
E che forse la scrittura non è altro che questo: un modo di chinarsi sul mondo con tenerezza, per lasciarlo parlare.

Nota finale

📖 Durata del laboratorio: 6 incontri
🌕 Obiettivo: esplorare la propria storia attraverso gli scritti di Emily
👥 A chi è rivolto: chi desidera usare la scrittura come strumento di consapevolezza e trasformazione narrativa

Arcani e narrazione

Introduzione redazionale

C’è un tempo in cui le parole hanno bisogno di prendere il volo, e allora ci affidiamo ai simboli, alle immagini, agli archetipi. Le carte dei Tarocchi — con i loro volti misteriosi, le figure sospese tra luce e ombra — diventano specchi attraverso cui guardare la nostra storia.

“Arcani e narrazione” è un laboratorio di scrittura autobiografica che invita a esplorare la vita attraverso la lente simbolica dei Tarocchi, non come strumenti divinatori, ma come mappe interiori. Ogni carta rappresenta un passaggio, un archetipo, una voce che parla del nostro cammino.

Scrivere accanto agli Arcani significa dare parola a ciò che di solito tace: desideri, paure, metamorfosi. La narrazione diventa rito e conoscenza, un modo poetico per leggere se stessi tra le righe del destino.

Obiettivi del laboratorio

  • Usare i Tarocchi come linguaggio simbolico per esplorare la propria biografia.
  • Stimolare la creatività attraverso immagini e archetipi.
  • Trasformare la riflessione personale in racconto poetico e narrativo.
  • Promuovere una visione più ampia e consapevole del proprio percorso di vita.

Stimoli e riflessioni iniziali

  • Quale carta ti rappresenta oggi? Il Matto, la Luna, l’Imperatrice, o forse l’Appeso?
  • C’è un Archetipo che ritorna spesso nei tuoi sogni o nei tuoi ricordi?
  • In quale fase del tuo “viaggio” ti trovi? All’inizio, nel mezzo, o al ritorno?
  • Come cambierebbe la tua storia se potessi riscriverla partendo da una carta?

Attività pratiche

  1. Estrazione simbolica: scegli una carta dei Tarocchi (o lascia che sia lei a scegliere te) e osservane i dettagli: colori, gesti, sguardi. Scrivi cosa ti evoca.
  2. Racconto dell’Arcano: trasforma la carta in un personaggio e raccontane la storia. Che ruolo ha nella tua vita?
  3. Il viaggio narrativo: costruisci un breve percorso di tre carte — passato, presente, futuro — e scrivine la narrazione come fosse un diario simbolico.
  4. Dialogo tra carte: immagina due Arcani che si incontrano e dialogano. Quale parte di te rappresentano?
  5. Il tuo Arcano personale: crea, con parole e immagini, la carta che ancora non esiste, ma che racconta la tua essenza.

Esito del laboratorio

Alla fine del percorso, ogni partecipante porterà con sé un mazzo narrativo personale, fatto di testi e intuizioni, un alfabeto poetico per leggere la propria vita in modo nuovo.

“Arcani e narrazione” è un invito a scoprire il potere simbolico della parola: a trasformare il caso in racconto, il mistero in consapevolezza, la carta in specchio.
Perché, come scriveva Jung, «gli archetipi sono ponti tra il visibile e l’invisibile», e la scrittura è il passo che ci permette di attraversarli.

Nota finale

📖 Durata del laboratorio: 6 incontri
🃏 Strumenti: mazzo dei Tarocchi
🌕 Obiettivo: esplorare la propria storia attraverso archetipi e immagini simboliche
👥 A chi è rivolto: chi desidera usare la scrittura come strumento di consapevolezza e trasformazione narrativa
✍️ Non è richiesta conoscenza dei tarocchi — solo curiosità e apertura alle immagini interiori

I tarocchi delle streghe

Le parole dei chakra

Le parole dei chakra

Ogni parola nasce da un punto preciso di noi: una radice, un respiro, un ricordo che chiede forma.
Il laboratorio “Le parole dei chakra” propone un percorso di esplorazione simbolica attraverso sette centri interiori — sette spazi del sentire e del dire — per ritrovare il legame tra voce, emozione e consapevolezza narrativa

Essere assertivi attraverso il corpo

Essere assertivi attraverso il corpo

Essere assertivi non significa imporre la propria volontà o saper discutere con abilità. Significa, più profondamente, abitare la propria verità. È un atto d’amore verso se stessi e verso la vita che ci attraversa.
Spesso pensiamo all’assertività come a una qualità mentale, fatta di parole scelte, di gestione, di ricerca e di autocontrollo. Ma la mente da sola non basta: può costruire discorsi coerenti, ma se il corpo è chiuso, se il respiro è corto, se il cuore è trattenuto, la voce perde forza.

La via della consapevolezza, che integra i quattro piani di realtà, ci invita a spostare, quindi, l’attenzione dalla testa al corpo; non alle performance quotidiane, ma alla presenza. L’assertività, quindi, da questa prospettiva, non è più una strategia, ma un atto di consapevolezza incarnata. È la capacità di stare, di sentire, di lasciar parlare la verità che abita nei tessuti, nel respiro, nella pelle.

Quando siamo presenti nel corpo, la parola nasce spontanea e limpida. Non ha bisogno di difendersi né di attaccare. È semplice, diretta, pulita. La vera assertività non è un “dire bene”, ma un “dire da dentro”.

Ne deriva che il corpo si trasforma in una bussola, e apre, dentro di noi, un mondo di nuove visioni e di prospettive totalmente diverse, che dovranno essere integrate, pena la stasi, nella vita di tutti i giorni, poiché diventerebbe impossibile lasciarle andare e far finta che non ci siano.

Ormai sappiamo che prima che la mente comprenda, il corpo sa già. È il corpo che si espande di fronte a ciò che ci nutre, e che si chiude davanti a ciò che non ci appartiene. Imparare ad ascoltare questi segnali significa tornare a un sapere antico, istintivo, primordiale.

Questa presenza si chiama radicamento: la capacità di sentire la terra sotto i piedi, di respirare nel ventre, di lasciare che la gravità ci sostenga. Un corpo radicato non ha bisogno di convincere, perché emana. Non reagisce, risponde. Non controlla, fluisce.
E da questa calma fermezza nasce un modo diverso di comunicare: non più per difendersi, ma per manifestare la propria essenza: la parola non è più uno sforzo, ma un’emanazione del cuore

Nel linguaggio di cuore, per esempio, ogni “sì” e ogni “no” sono movimenti dell’energia vitale. Il sì espande, accoglie, abbraccia. Il no ritrae, protegge, definisce. Entrambi sono necessari, entrambi sono amore. L’assertività nasce quando impariamo a rispettare la danza tra apertura e chiusura, tra accoglienza e confine. Un “no” detto con il cuore aperto ha la stessa dolcezza di un “sì” sincero.

Avere il sentore oppure la certezza di proprie fragilità o difficoltà non dovrebbe voler dire essere deboli, ma essere veri. Dire “mi fa male”, “non mi sento prontə”, “ho bisogno di spazio” è un atto di potere interiore, perché nasce dalla presenza esercitata ed educata. Potrebbe sembrare difficile attuare tutto ciò, ma, come ormai sappiamo, la resistenza al cambiamento è maggiore del cambiamento in se. Altro risvolto di difficile gestione è la vulnerabilità che il contesto esercita su di noi, spingendo verso modelli stereotipati e ormai anacronistici. Quando, ciò che ci vive intorno, non è inclusivo, è giudicante, e non lascia spazio ad esperienze nuove sotto tutti i punti di vista: corporei, romantici e sessuali per esempio, il trauma è dietro l’angolo.

Come chiosa affermerei che essere assertivi non è una tecnica, ma uno stato dell’essere. È la voce della vita che parla attraverso di noi, chiara, radicata, gentile. E quando la lasciamo scorrere, scopriamo che la vera assertività non è mai un atto di forza, ma un atto d’amore. Un corpo che non teme di sentire è un corpo libero, e un corpo libero comunica senza sforzo.